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Sindrome di burnout: cos’è, come riconoscerla e come evitarla

Quando si parla di sindrome di burnout si fa riferimento a una patologia scatenata da una situazione di stress cronico derivato dal contesto lavorativo. Se non si riesce a gestire le situazioni che potrebbero portare a questo rischio i danni potrebbero essere davvero gravi.

La parola “burn out” in inglese significa “bruciato” oppure “esaurito” e dal 2019 questa sindrome è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come tale.

Stando a quanto emerso dall’ultima revisione dell’International Classification of Disease il burnout è a tutti gli effetti un “fenomeno occupazionale”. Nello specifico questa insorge a causa di uno stress cronico mal gestito, ma specifica che non si tratta di una malattia o di una condizione medica.

In questo articolo parleremo di:

  • Come si manifesta la sindrome di burnout
  • Quali sono le quattro fasi della sindrome di burnout
  • Come uscire dalla sindrome di burnout
  • Come dimostrare lo stress da lavoro correlato
  • Quali sono i fattori che determinano le cause del bornout

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Come si manifesta la sindrome di burnout

La sindrome di burnout è caratterizzata da un rapido decadimento delle risorse psicofisiche che può portare a affaticamento, delusione, logoramento e improduttività.

Il peggioramento delle prestazioni professionali è caratterizzato da reazioni di prostrazione e disinteresse per la propria attività quotidiana.

Questa sindrome raramente si manifesta all’improvviso, solitamente è un processo lento, che cresce nel tempo e peggiora gradualmente. Solitamente avviene in condizioni di forte impegno, che necessitano capacità di rendimento al di sopra delle capacità del lavoratore. Oppure quando un carico pesante di lavoro, non associato a giuste fasi di riposo, si traduce in un forte sfinimento psichico.

Solitamente la sindrome di burnout si sviluppa in modo subdolo e per questo motivo chi ne soffre potrebbe non accorgersi dei primi campanelli d’allarme. È necessario prestare attenzione a dolori come: insonnia, cefalea, mal di stomaco, insofferenza e mancanza di motivazione.

Inoltre un altro segno tipico del burnout è la difficoltà a recuperare energie nonostante i tempi di riposto, come la sera, nei weekend e nelle vacanze.

Quali sono le quattro fasi della sindrome di burnout

Per tutelare i lavoratori dalla sindrome di burnout sono state individuate 4 fasi con cui si manifesta la malattia dall’insorgenza al tracollo finale:

  1. Entusiasmo idealistico verso il lavoro. In un primo momento il lavoratore investe tutte le sue energie nel lavoro, con aspettative irrealistiche per un successo generalizzato. È molto attivo, talvolta esaltato per il lavoro, arrivando a sacrificare la vita personale e familiare, gli interessi extra lavorativi.
  2. Stagnazione. L’operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni e i suoi ideali, si scontra con le difficoltà e gli inevitabili insuccessi professionali reagendo in modo passivo o negativo. Si passa così da un super-investimento iniziale a un graduale senso di delusione.
  3. Frustrazione. Nasce nel lavoratore un senso di inutilità, oltre che ad un’eccessiva autocritica professionale. A questo punto potrebbero insorgere aggressività, ansia oltre che comportamenti di fuga dal lavoro come pause prolungate, assenze per malattia…
  4. Disimpegno. La malattia si manifesta in tutte le sue declinazioni, portando a casi di: delusione, insofferenza, intolleranza, cinismo, indifferenza, ma anche da sensi di colpa, sensazione di fallimento, tendenza ad ingigantire gli eventi negativi.

Come uscire dalla sindrome di burnout

Se si identificano segni di una possibile manifestazione di sindrome di burnout ci sono diversi modi di contenerla ed evitare che peggiori:

  • Mettere in pausa: Fermarsi per un attimo e provare a fare un’autovalutazione, considerando tutti i vari aspetti della vita.
  • Staccare la spina: Prendersi del tempo per oziare potrebbe essere la penicillina che risolve la situazione. Potrebbe bastare anche solo un fine settimana di pausa.
  • Darsi dei compiti: A volte impegnare le proprie energie in compiti semplici e continuativi, potrebbe risanare il senso di delusione e inutilità che si prova con il burnout.
  • Agire a piccoli passi: Alcuni studi hanno dimostrato che impostare e raggiungere piccoli obiettivi porta all’aumento di dopamina nel cervello. Progredire (anche lentamente) fa stare meglio.
  • Fare sport: L’attività fisica è il momento perfetto in cui individuare nuove soluzioni al problema e strategie che prima d’ora non si erano prese in considerazione.

Come dimostrare lo stress da lavoro correlato

Quando la malattia è già ad un livello avanzato bisogna fare qualche passo in più. In questo caso la sindrome di burnout si trasforma in stress lavoro correlato, motivo per cui bisogna prendere le giuste contromisure.

La prima cosa da fare è parlarne apertamente con il proprio datore di lavoro, o le figure come RLS, RSPP o il medico aziendale. Si inizierà così a cercare l’esatta causa che ha portato all’insorgere della sindrome, con particolare attenzione all’ambiente lavorativo e delle mansioni assegnate.

Infine, l’ultimo passo suggerito nel caso di veri stati di ansia e disagio è quello di fare riferimento ad una figura come quella dello psicologo. Il quale potrà dare una mano ad affrontare nel migliore dei modi la situazione.

Sottovalutarlo, in ogni caso, è sempre la scelta sbagliata e per questo la legge impone al datore di lavoro di valutarlo correttamente.

Quali sono i fattori che determinano le cause del burnout

Quando si cercano le cause che scatenano il burnout si vanno solitamente a ricercare le situazioni di forte divario fra le richieste dell’ambiente lavorativo e le risorse proprie del lavoratore. Questo infatti consuma l’energia e l’entusiasmo della persona.

Non è quindi un problema della persona, ma della relazione di questa con il contesto lavorativo nel quale opera.

Un ambiente lavorativo può essere estremamente stressante per alcuni e motivo di crescita per altri, ma è l’interazione fra i diversi fattori occupazionali e i fattori individuali che causa il burnout, soprattutto nei primi anni di carriera e più frequentemente nel sesso femminile.

I fattori che contribuiscono al burnout sono:

  • Sovraccarico di lavoro,
  • Turnazione lavorativa,
  • Mancanza di stimoli e gratificazioni,
  • Retribuzione non adeguata,
  • Crollo del senso di appartenenza al gruppo,
  • Impossibilità a partecipare alle decisioni,
  • Assenza di equità,
  • Valori contrastanti,
  • Ambiguità o conflitto di ruolo,
  • Personalità introversa, autoritaria e rigida o di tipo a (ambizioso, competitivo, esigente, puntuale, aggressivo),
  • Vita iperattiva,
  • Definizione di obiettivi irrealistici,
  • Abnegazione nel lavoro.

 

Articolo a cura di Renato M.G. Sarlo

 

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Autore: Giorgio Grimani
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