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Rischio chimico nei luoghi di lavoro: cos’è e come comportarsi

Si potrebbe pensare che il rischio chimico riguardi solo aziende che hanno a vedere con l’industria chimica in senso stretto. Contrariamente a quanto si potrebbe credere invece le sostanze chimiche negli ambienti di lavoro sono molto diffuse.

Basta fare un esempio per rendersi conto di questa realtà, ovvero quello dei prodotti per le pulizie. Già solo questo basterebbe per includere la maggior parte delle aziende.

Per questo motivo quando si redige il DVR è opportuno integrare anche la valutazione del rischio chimico sul lavoro. Vuoi sapere in cosa consiste? Scopriamolo insieme in questo articolo.

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Definizione di rischio chimico

In Italia il rischio chimico è definito dal D.Lgs. 81/08 al Titolo IX, con particolare attenzione al Capo I (Protezione da agenti chimici).

Il Testo unico sulla sicurezza lo definisce all’ Art. 222 come:

“tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato”.

Questa definizione fa capire come le aziende comprese siano decisamente più di quanto ci si aspettasse.

Normative europee

Oltre alla legge italiana poi è importante sapere che il rischio chimico è sottoposto anche a normative europee, come:

  • Il regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorization of CHemicals) n. 1907/2006 (CE):  si applica a produttori e importatori (da paesi extra UE) di sostanze chimiche, e prevede l’obbligo di registrazione di tali sostanze presso l’Agenzia Europea delle sostanze chimiche (ECHA). Produttori e importatori devono quindi identificare e gestire i rischi legati a queste sostanze, per fare in modo che gli utilizzatori a valle abbiano le informazioni di rischio necessarie per un uso in sicurezza.
  • Il regolamento CLP (Classification Labelling Packaging) 1272/2008 (CE): prevede 9 pittogrammi: 5 per i pericoli fisici, 3 per quelli per la salute e 1 per i pericoli per l’ambiente. Gli utilizzatori delle sostanze chimiche, dunque, devono conoscere la classificazione ed etichettatura delle stesse, per poter valutare il rischio chimico sul lavoro.

Quali sono i rischi chimici

Esistono varie tipologie di rischio chimico che si differenziano a secondo del pericolo rappresentato dalla sostanza chimica in esame. Si parla infatti più di pericoli che di rischio ed è possibile individuarne 3:

  • Pericoli per la salute
  • Pericoli incendi o esplosioni
  • Pericoli per l’ambiente

In questo senso si può incontrare una situazione di rischio chimico quando sono presenti rischi infortunistici nelle situazioni di incendio, esplosioni o contatto con sostanze. Ma possono anche sussistere rischi per la salute o igienico-ambientali quando si è esposti a esalazioni tossiche o nocive che possono compromettere l’equilibrio biologico.

Il rischio chimico infine si concretizza quando sul posto di lavoro sono contemporaneamente presenti due fattori fondamentali:

  1. Presenza di agenti chimici pericolosi
  2. Condizioni di esplosione

Quali fattori lo determinano

Le statistiche dimostrano come la maggior parte degli infortuni derivati da rischio chimico sono dovuti a incendi o esplosioni. Questi episodi spesso sono accompagnati da una combinazione di procedure di lavoro errate in diversi aspetti:

  • Attrezzature di lavoro e DPI non adeguati;
  • Ambienti che non rispondono ai requisiti di sicurezza;
  • Mancata formazione dei lavoratori.

È possibile anche individuare i casi in cui questi tipi di incidenti capitano con più frequenza, come per esempio nel caso di:

  • Attività di taglio di parti metalliche o saldature in presenza di materiali infiammabili (ad esempio vernici, solventi, polveri di varia natura);
  • Utilizzo di attrezzature calde o generanti innesco in ambienti saturi di gas e vapori infiammabili;
  • Utilizzo di prodotti infiammabili in contenitori non idonei in ambienti privi di sistemi di aerazione o sistemi anti scintilla;
  • Stoccaggio di prodotti infiammabili in prossimità di altre attività lavorative che generano innesco.

Inoltre la maggior parte degli infortuni negli ambienti chiusi deriva dall’utilizzo di prodotti volatili e intossicanti, che vengono inalati durante le mansioni lavorative. Motivo per cui è obbligatorio dotare le strutture a rischio di sistemi di ventilazione e aspirazione, oltre che di rilevamento.

Come si valuta il rischio chimico

Come imposto dal legislatore la valutazione rischio chimico è obbligatoria per legge ed è compito del Datore di Lavoro valutare i rischi potenzialmente presenti in azienda.

Nel caso in cui la valutazione venga effettuata mediante indagine strumentale, è necessario predisporre un allegato specifico che costituisce parte integrante del DVR.

L’esito della valutazione deve quindi essere inserito all’interno di altri documenti riguardanti la sicurezza, tra cui:

  • Piano Operativo della Sicurezza (POS) in caso di attività in Titolo IV;
  • Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI) nel caso in cui i lavoratori di ditte esterne siano potenzialmente esposti a tale rischio.

Inoltre con l’ausilio del Medico Competente deve obbligatoriamente sottoporre i lavoratori esposti agli agenti chimici a Sorveglianza Sanitaria:

  • Prima di inserire il lavoratore nella mansione in questione
  • Periodicamente, una volta l’anno
  • Alla cessazione del rapporto di lavoro

Il rischio chimico si può quantificare sia con misurazione diretta che utilizzando sistemi di valutazione basati su algoritmi. Questi modelli si basano su relazioni di tipo matematico o grafico.

Il modello matematico più utilizzato è il Modello di Valutazione del Rischio Chimico (MoVaRisCh), che consente di classificare ogni lavoratore esposto ad agenti chimici pericolosi in:

  • Rischio irrilevante per la salute;
  • Rischio non irrilevante per la salute.

Oppure anche con la metodologia CHEOPE-CLP che associa a ciascun agente chimico una serie di indici di pericolo, ciascuno relativo ad una particolare tipologia di pericolo.

 

Articolo a cura di Renato M.G. Sarlo

 

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Autore: Giorgio Grimani
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